27 ottobre 2009

Un minuto e mezzo, due minuti scarsi

Stavo riflettendo su una cosa.

L'unico motivo per cui continuo a sopravvivere dalla fine di settembre a oggi è una singola fottutissima conversazione, della durata di un minuto e mezzo, due minuti scarsi. Mi piace immaginare che, in quel breve scambio di parole anelato e ritardato a lungo, ci fosse un sottotesto non verbale costituito da mille sguardi e brevi contatti epidermici non casuali. Mi piace pensarlo, anche se probabilmente non è così.

In relazione a questo fatto non è comunque possibile esplicitare né l'interlocutore, né l'oggetto della conversazione. In ogni caso non riesco a capire se, tirando le somme, la questione sia da considerarsi piacevole oppure estremamente triste e patetica.

Quando dimenticherò anche questo, chissà cosa succederà.

17 ottobre 2009

I frammenti di un sogno olografico

Parker lies in darkness, recalling the thousand fragments of the hologram rose. A hologram has this quality: recovered and illuminated, each fragment will reveal the whole image of the rose.

Dopo molto tempo, lui ha cominciato a sognare di nuovo. Non un sogno a caso, che gli dei benevoli si affrettano a cancellare alla luce del mattino: lui ha sognato lei. Si è perso ancora nell'illusione ottica di odori e sapori che ormai credeva perduti, ma soprattutto ha ricordato.

Armonizzandosi coi flash che battevano i singoli neuroni come magli perforanti, nei riflessi del sogno olografico ha visualizzato quella stanza, quel letto, quell'armadio, quella finestra su quel cortile interno, quello specchio su quell'anta. Si è commosso rievocando i retrogusti di una colazione punk, sdraiato su una tovaglia sintetica e asintotica, l'albedo di gusti iperzuccherini in un mondo inedito e impubblicabile.

All'improvviso, un'eco asincrona: l'aveva osservata a lungo, lei, la donna archetipica e perfetta nel sua unicità distopica, quell'idea iperurania resa carne, estasi trascendente, poesia in forma di sorriso, pelle, capelli in metrica perfetta da solfeggio. Ma mai l'aveva vista accanto a sé: si trovarono entrambi, per un istante a osservarsi allo specchio, nudi, quasi sorpresi, adam e eve mitocondriali.

Preso in un artificiale fermo immagine mentale, per una volta non sfuggì alla sua sagoma sgradevole, ma anzi si vide perfetto, in equilibrio statico accanto a lei, in quella momentanea calma postromantica. Sarebbe stato un momento splendido per morire.

Vide quegli occhi profondi accanto ai suoi, distogliendo poi lo sguardo perché troppa bellezza fa male al cuore, soprattutto se graffiato da una transitorietà colpevole. Lui lo sa e già impreca e bestemmia, cedendo all'ira.

Tra le mani restano i frammenti sanguinanti d'un sogno incredulo, ormai esploso, buono solo da decostruire: in ogni riflesso risuona un meraviglioso occhio alieno, che guarda l'universo impazzibile, come alla ricerca di una risposta.

Ma le labbra che potrebbero fornirla sono state cancellate.

04 ottobre 2009

Ipse dixit /13

Evitando accuratamente di trattare il disgustorama attuale che gravita attorno ad aNobii, voglio ricordare comunque che a sparare cifre a cazzo siamo bravi tutti: ogni tanto mi piacerebbe vedere qualcuno preso a bastonate nella schiena e crocifisso in sala mensa, a causa delle castronerie che scrive.

http://www.finanza-live.com/ibs-e-anobii-si-mettono-insieme.htm

...il più importante social network internazionale completamente dedicato alla letteratura, inventato nel 2005 a Hong Kong dal ventinovenne Greg Sung, conta 300 milioni di iscritti, di cui ben un terzo sono italiani. I libri segnalati su Anobii sono quasi dieci milioni, di cui 600mila in lingua italiana.
Peccato che...
http://en.wikipedia.org/wiki/Italy#Demographics

03 ottobre 2009

La fascinazione simbolica dei Minutemen


Strano, ieri sera stavo leggendo alcuni passaggi di Watchmen, quando mi sono ricordato della nottata di Fuori Orario dedicata a Wiseman. Fortunatamente il primo documentario "Missile" era iniziato solo da qualche minuto, così me lo sono goduto fino in fondo, lasciandomi purtroppo andare al sonno all'inizio del successivo "Primate".

Come al solito subisco il fascino della freddezza stilistica di questo cineasta americano: consiglio a chiunque di approfondire i suoi lavori per comprendere come si possa realizzare il documentario perfetto, magari anche agli pseudofessi che si esaltano per la cazzatina del Michael Moore di turno.

"Missile" è dedicato al corso di preparazione dell'aviazione per gli "uomini da silos", coloro che si occuperanno di avere il dito sul pulsante dell'Armageddon, cioè i sistemi di controllo dei missili nucleari americani. La prima volta che vidi le procedure di lancio degli ICBM fu nel film War Games, e da allora ho i brividi ogni volta che assisto alle rotture dei sigilli, le torsioni delle chiavi e le veloci dettature dei codici di lancio pieni di zulu, alpha, x-ray, charlie. I missili erano detti Minuteman, come omaggio patriottico ai Minutemen originali. Ma anche gli eroi golden age di Alan Moore sono i Minutemen.

Ancora una volta ritengo che la potenza dell'opera di Moore e Gibbons risieda non tanto nella narrazione, quando nel substrato simbolico che la pervade, come avevo già detto qui. Oggi, 3 ottobre 2009, siamo ancora a 5 minuti dalla mezzanotte.

(Nella foto, il lancio di prova di un Minuteman II, tratto da questo interessante sito).

30 settembre 2009

Ipse dixit /12

Ogni tanto questa roba rimbalza ancora, quindi lo dico anch'io:

E perché inserendo la stringa «answer to life the universe and everything», la risposta alla vita, all’universo e a ogni altra cosa, le è uscito il numero 42 e le istruzioni della calcolatrice di Google?

«Non ne ho idea».

Mavaffanculo.

28 settembre 2009

La libertà dei servi, di Maurizio Viroli

Da tempo cercavo di poter spiegare in termini razionali tutta la rabbia che covo dentro in merito alla situazione italiana, ma ogni mio scritto era talmente pieno di parolacce e offese da essere immediatamente cestinato, giusto per rispetto verso il prossimo.

Oggi finalmente mi è capitato di imbattermi in un testo di cui ho condiviso TUTTO, dalle fonti citate alla chiarezza sintattica, dalla struttura logica fino ai segni d'interpunzione. Mi permetto dunque si starmene zitto zitto in un angolino e riportarlo integralmente, senza ulteriori commenti: ringrazio il Prof. Viroli della Princeton University per l'esposizione e il blog di Luca Boschi che me l'ha fatta conoscere.

* * *

L’Italia è un paese con libere istituzioni ma gli Italiani sono servi.
Ha libere istituzioni perché le regole democratiche e le libertà civili sono, con poche eccezioni, rispettate.
Gli italiani non sono liberi perché mancano, in generale, delle fondamentali qualità proprie di liberi cittadini: il rispetto delle leggi e della Costituzione, la volontà e la capacità di assolvere i doveri civici.
Il vero segno distintivo del potere è oggi mostrare disprezzo per le responsabilità e per le norme. L’Italia appare, a chi la guarda dall’esterno, una grande corte, con un nuovo tipo di principe al centro.

Nei secoli gli italiani hanno creato forme di governo e modi di agire politico che non avevano precedenti. Gli esempi più chiari sono le libere repubbliche della prima età moderna e il fascismo.

Le prime furono esempi di libertà, con tutti i loro limiti; il secondo un esempio di dominio totalitario, ma le une e l’altro furono creazioni originali.
L’Italia dei nostri tempi è un’altra creazione politica originale.
Nella storia ci sono stati e ci sono molti casi di cattivo governo, nel senso di governanti che fanno il proprio interesse anziché curare il bene comune e violano i fondamentali diritti di libertà dei cittadini.

Ci sono stati e ci sono anche casi di istituzioni oppressive e di popoli liberi, ovvero popoli oppressi da governi corrotti che hanno invece conservato lo spirito libero.
L’esempio che non si era ancora visto è quello di un popolo non libero con libere istituzioni: un paese democratico dove i cittadini sono diventati, con eccezioni, s’intende, una moltitudine di cortigiani anche se i governanti non hanno fatto nulla per violare le regole democratiche e i diritti civili.
Come si può capire tutto questo?

Per quanto possa sembrare strano, visto che il creatore del nuovo sistema politico italiano si proclama alfiere della libertà, il problema italiano è un problema di libertà, l’Italia non è un paese libero.

Per capire quest’affermazione bisogna intendere bene che cosa vuol dire libertà politica. La concezione prevalente, quella propugnata e diffusa dai governanti, afferma che noi siamo liberi nella misura che non siamo oppressi, ovvero fin quando nessuno ci impedisce di fare quello che vogliamo e possiamo fare, e nessuno ci impedisce di esercitare i nostri fondamentali diritti. La mancanza di libertà, sempre nella concezione oggi dominante, è la conseguenza di azioni, di quello che fa o non fa chi governa e in generale chi ha potere.

A proposito di questa concezione della libertà è bene sapere che il primo pensatore politico che l’ha teorizzata era Thomas Hobbes, un sostenitore della monarchia assoluta che non accettava neppure la distinzione fra monarchia e tirannide. Ed è bene soprattutto sapere che il capitolo della sua opera Leviatano in cui la spiega si intitola La libertà dei sudditi.
Non dovrebbe fare riflettere il fatto che l’idea di libertà che oggi domina in Italia è la libertà dei sudditi, non quella dei cittadini?

Qual è invece la libertà dei cittadini?

La risposta è facile visto che gli scrittori politici repubblicani che amavano la libertà hanno nei secoli ripetuto sempre il medesimo concetto: essere liberi non vuol dire avere un buon padrone; essere liberi vuol dire non avere un padrone.

Vuol dire non essere dominati da nessun uomo o da nessun gruppo di uomini, cioè vuol dire non essere sottoposti ad alcun potere arbitrario o enorme che può fare quello che vuole: violare le leggi o fare leggi per i propri comodi. Anche se il potere arbitrario o enorme di un uomo si è affermato con mezzi democratici, la semplice esistenza di tale potere rende non liberi, ma servi.

Esiste in Italia un potere enorme che ha prodotto gli effetti tipici di un sistema di dominio?

Mentre sarebbe sbagliato sostenere che esiste in Italia un potere capace di controllare interamente lo Stato e la vita degli Italiani, si può invece affermare che esiste un potere enorme, di grandezza ed estensione sconosciute in qualsiasi altro stato liberale o democratico del passato o del nostro tempo, e che l’esistenza di tale potere ha già creato un popolo servo che si crede libero, un popolo che ha appunto la libertà dei servi.

Il capo del governo detiene un patrimonio personale che nessun altro leader di paesi democratici ha mai neppure sognato di possedere; controlla direttamente o indirettamente un impero mediatico, fatto anche questo che non ha precedenti storici; ha ai suoi ordini un partito, che egli stesso ha creato come ramificazione delle sue imprese, composto di uomini e donne che dipendono da lui per il loro status, i loro privilegi e la loro ricchezza (o parte della loro ricchezza).

La semplice presenza di un simile potere distrugge la libertà dei cittadini.
Li trasforma in persone con la mentalità servile e in cortigiani: cieca devozione agli uomini potenti, disponibilità alla menzogna, ossessione per le apparenze esteriori, simulazione, atteggiamenti buffoneschi, mancanza di rettitudine e di coraggio, acquiescenza, docilità, attitudine all’inganno e arroganza, quest’ultima particolarmente visibile nella classe politica ma anche nella vita ordinaria.

A questi caratteri propri di una società dominata da un potere enorme si aggiunge un altro tipico segno della società di corte, ovvero la presenza a palazzo delle cortigiane per soddisfare le brame del principe e perfino per servire in politici maneggi.

Il potere del denaro di comprare "amici", il potere dei media di persuadere, e perfino il discusso carisma del capo del governo non spiegano tuttavia la nascita del sistema di potere.
Bisogna tenere presente la secolare propensità degli italiani ad essere servi felici e cortigiani.

Già i Medici, nel XVI secolo, sapevano che gli italiani erano lieti di vivere alle dipendenze di un principe. Arlecchino, la tipica maschera nazionale, è servo, ma è felice, e riesce, con l’astuzia, a fare più o meno quel che vuole. Per questa ragione i nostri migliori pensatori politici hanno sempre sottolineato che il problema della libertà in Italia è sempre stato un problema in primo luogo morale.

Carlo Rosselli, in Socialismo liberale scriveva che problema italiano è ancora oggi [1928] il medesimo, vale a dire un problema di libertà, ma problema di libertà “nel suo significato integrale”, cioè “di autonomia spirituale, di emancipazione della coscienza”.

E aggiungeva che è ”triste cosa a dirsi, ma non per questo meno vera, che in Italia l’educazione dell’uomo, la formazione della cellula morale base – l’individuo -, è ancora in gran parte da fare.
Difetta nei più, per miseria, indifferenza, secolare rinuncia, il senso geloso e profondo dell’autonomia e della responsabilità. Un servaggio di secoli fa sí che l’italiano medio oscilli oggi ancora tra l’abito servile e la rivolta anarchica. Il concetto della vita come lotta e missione, la nozione della libertà come dovere morale, la consapevolezza dei limiti propri ed altrui, difettano”.

E invece l’Italia è forse il solo paese democratico in cui chiunque abbia l’ardire di parlare di integrità e di rettitudine viene bollato come un moralista e ridicolizzato, forse proprio perché solo i moralisti hanno capito davvero la natura del dominio che crea servi contenti.

23 settembre 2009

Hitler e Mussolini, due belle stelline nel ciel...


"Papà, papà... Come si chiama la costellazione là in alto?"
"Quella, piccolo Cirpo, è la costellazione dei TIRANNI!"
"E quella bella stellina?"
"Quella laggiù? E' Itlé, e lì accanto c'è il Dvce..."

Sarebbe stato un cielo davvero weird, se fosse passata la riforma proposta dal fine umorista inglese A.P. Herbert: l'egregio luminare nel '44 scrisse un libro dal titolo "A Better Sky, or, Name This Star", affinché le stelle fossero maggiormente riconoscibili e facili da imparare per gli studentelli inglesi dell'epoca. Eh sì, un'idea davvero grandiosa. Anche moderarsi con l'alcool potrebbe essere un proposito altrettanto salutare.

Sulle costellazioni obsolete e le modifiche grottesche agli atlanti celesti si potrebbe scrivere un'intera enciclopedia, ma questo è davvero uno dei casi più divertenti che mi siano mai capitati.

(il particolare della costellazione della tirannide è stato tratto dall'intera mappa stellare, pubblicata qui.)